
Genere: Death Metal
Pubblicato: 26 maggio 2008 – Etichetta: Century Media
Fa male scrivere la recensione di questo disco. Fa male perchè i Cryptopsy in 16 anni di lunga e dura gavetta ed esperienza hanno scritto pagine importanti del death metal tecnico con album come “None So Vile” raggiungendo apici di velocità, tecnica e innovazione decisamente importanti per il genere.
Forse è in nome di questa “innovazione” che ha spinto i canadesi a scrivere questo disco, tuttavia i motivi di una svolta tanto violenta verso influenze death core mette più di qualche dubbio sull’autenticità della scelta, adombrando più ragioni di tipo commerciale che musicale.
I nostri provengono da un periodo non proprio roseo oltretutto, per motivi di salute il loro storico frontman e vocalist Lord Worm ha dovuto lasciare il posto. Non è l’unico abbandono: il chitarrista Jon Levasseur, principale songwriter del gruppo, ha abbandonato i nostri nel 2005.
Pertanto, i membri storici del gruppo si sono ridotti al famosissimo e celebrato drummer Flo Mounier e al capacissimo bassista Éric Langlois.
I nuovi entrati, insieme ai membri non originali del gruppo, devono avere portato aria nuova in casa Cryptopsy, infatti il gruppo che troviamo oggi nel 2008 è completamente diverso da quello che abbiamo sempre potuto conoscere e apprezzare: via le partiture arzigogolate, le ritmiche serratissime, insomma le sonorità da death metal tecnico che da sempre li hanno caratterizzati e spazio a un death core pur molto più tecnico della media ma che però lascia di stucco non solo gli aficionados della prima ora.
Troviamo infatti episodi, in questo disco, che fanno allibire anche ascoltatori tra i più distratti o avvezzi al genere death-core.
L’episodio lampante è la canzone “Bemoan The Martyr” dove il nuovo entrato alla voce Matt McGachy si cimenta in un cantato pulito a dir poco imbarazzante!
I nostri tentano inoltre di inserire componenti industrial qua e là ma risultano a dir poco fuori luogo o male integrati col corpo canzone.
Persino sentire un drummer considerato se non il migliore del mondo ma tra i migliori, come Flo Mounier, realizzare una performance “nella media” lascia increduli, questo non è certo il genere che lascia più spazio alla fantasia o ai tecnicismi come fu possibile nei dischi precedenti.
Il lavoro delle chitarre non risulta esaltante, se non per qualche sweep, gli assoli non sono certo memorabili come una volta.
Si sente la mancanza di ispirazione in questo disco, i nostri hanno tentato una svolta verso un genere che non è loro, non sapendo come poter integrare bene i propri elementi, una forzatura che rischia addirittura di minare il prestigioso nome conquistato in tutti questi anni. Purtroppo non si può far luce su episodi positivi in questo disco, solo i primi tre brani possono essere considerati passabili, il resto è una tremenda spirale verso il basso. Peccato.
Voto: 4,5
http://www.myspace.com/cryptopsy


